domenica 25 ottobre 2009

So-stare nei gruppi

"Se cerchi una mano disposta ad aiutarti,inizialmente cercala alla fine del tuo braccio. Se la utilizzerai bene anche con gli altri, tutti vorranno stringerla"

Il libro che proponiamo va un po’ controcorrente.Innanzitutto perché parlare di gruppi in un tempo in cui le relazioni si sfilacciano e si fanno più virtuali che reali può sembrare un classico da remainder.Poi perché proporre i gruppi come “Proposte per esperienze di benessere” (questo è il sottotitolo) può risultare molto velleitario, visto che nei gruppi solitamente si litiga, si accumula stress, ci si divide o ci si sente schiacciati dalla presenza di leader forti, caparbi, troppo o troppo poco democratici o egoisti.
Potete anche non crederci ma il gruppo/famiglia, o il gruppo/condominio o il gruppo/classe o il gruppo/collegio docenti o il gruppo/team di lavoro, o gruppo/associazione parrocchiale piuttosto che il gruppo/movimento politico o sociale, possono diventare delle eccezionali esperienze di benessere e di cambiamento sociale.
Il gruppo è infatti il luogo in cui si incrociano storie, culture, destini. Nei gruppi bisogna solo So-stare, sperimentare il pensiero che porta la parola io-tu, io-noi, sottolineando contemporaneamente la fragilità dei legami, le ragioni di ognuno e il necessario confronto continuo e incessante.
Questo libro è un vero e proprio manuale che introduce e accompagna tutti all’esperienza del gruppo, scritto a più mani e curato da Barbara Rossi.
Consigliato a chi? A chiunque guidi un gruppo di qualsiasi natura. A chiunque, facendone parte, vuole magari invertire la rotta e rianimare le stanche dinamiche di gruppo.

Psi...chi?!

Ricorrere all’aiuto di uno specialista della psiche è ancora visto in modo non positivo da molte persone.
Alcuni ritengono che vi ricorra solo chi ha seri problemi mentali, altri non pensano sia una professione “seria” ma un po’ ai limiti della magia. C’è poi chi non crede che un altro lo possa conoscere e capire più di quanto non si conosca lui stesso o di quanto lo comprendano i suoi cari. Esiste anche la paura di venire manipolati e costretti a fare qualcosa contro la propria volontà, oppure il timore di scoprire chissà quali verità su se stessi.
Alcuni di questi pensieri possono sembrare strani o esagerati, in realtà sono reali, false credenze che impediscono di chiedere aiuto per risolvere situazioni di vita difficili che disturbano la serenità. Tali idee derivano dalla non conoscenza di ciò che significa andare da uno psicologo, o da una conoscenza parziale basata magari sulle rubriche dei settimanali o su interventi in televisione.
Cerchiamo di fare chiarezza sulle diverse figure che si occupato della “salute mentale” e sui motivi che possono portare una persona a ricorrervi.
Una distinzione fondamentale, ormai abbastanza acquisita, è tra psichiatra e psicologo.
Lo psichiatra è laureato in medicina e ha svolto la specializzazione in psichiatria. Tende a curare stati mentali che portano a sviluppare sintomi importanti con i medicinali. Ci si rivolge allo psichiatra in caso di depressione, ansia, fobie, attacchi di panico per alleviare i sintomi causati da tali malesseri. Lo psichiatra cura anche i casi cosiddetti gravi: psicosi, deliri, schizofrenia… dove la persona perde la capacità di rimanere collegato alla realtà o di interpretarla in un modo corretto.
A volte lo psichiatra usa anche un approccio psicoterapeutico e, oltre a dare farmaci, svolge colloqui costanti con il paziente.
Lo psicologo ha la laurea in psicologia e per praticare la professione deve essere iscritto all’Ordine degli Psicologi (www.psy.it). Troviamo lo psicologo scolastico, di comunità, lo psico-oncologo, lo psicologo sportivo, del lavoro, esperto nella tutela minori, neuropsicologo… La psicologia ha differenti settori in cui ci si può specializzare ma è la psicologia clinica che si occupa della cura del paziente. Però lo psicologo clinico può svolgere solo colloqui e test, non psicoterapie.
Infatti per poter svolgere psicoterapie o psicoanalisi (percorsi di valutazione e cura) è necessario frequentare una specializzazione di altri quattro anni dopo la laurea quinquennale. Questa formazione ulteriore consente anche di scegliere diversi orientamenti teorici: psicoanalitico, cognitivo-comportamentale, sistemico-famigliare, strategico ecc.
La psicologia studi i processi mentali, le strutture cognitive ma anche le sensazioni e le emozioni, i sentimenti. Tutto ciò che determina i comportamenti delle persone. In linea di massima esistono dei meccanismi e delle modalità che si ripetono e che possono farci comprendere persone anche molto diverse tra loro. Sappiamo come si sviluppa una persona, ciò di cui ha bisogno per realizzarsi al meglio e come reagisce a determinate esperienze e stimoli. Questo permette di valutare se nella crescita e nelle esperienze avute ci sono state delle mancanze o se si sono instaurati meccanismi particolari o percorsi devianti rispetto alla norma. Tutto ciò influenza il modo in cui interpretiamo la nostra realtà, il modo in cui viviamo affetti e relazioni, come reagiamo a situazioni stressanti o difficili ecc…
Lo psicologo psicoterapeuta aiuta la persona a rendersi consapevole di tutto ciò, capire i propri meccanismi e dinamiche e a lavorare su di essi per migliorare il proprio equilibrio.
Come? Lo scopriremo al prossimo appuntamento!

martedì 14 aprile 2009

LE REGOLE: LE DOMANDE DEI GENITORI

Le regole sono la base dell'educazione e di una corretta crescita. Questo è stato il tema di una serata di scambio e riflessione con i genitori di bambini che frequentano il nido.
Il materiale emerso è stato ricco e stimolante, per questo motivo propongo di seguito alcune delle domande poste in quell'occasione con le relative risposte.

1. Come proporre le regole e farle rispettare?

È importante che i comportamenti rivolti al proprio figlio e l’educazione che si vuole dare, siano basati su un pensiero. Riflettere, capire, interrogarsi portano ad una visione più chiara e coerente di ciò che vorremmo trasmettere al nostro bambino e di come farlo.
Anche per le regole, quindi, è opportuno pensare a quale sia il rapporto che noi genitori abbiamo con queste. Riteniamo che le regole siano importanti o siamo i primi a trasgredire quando è possibile? Pensiamo davvero che le regole aiutino il bambino a crescere o le riteniamo una scocciatura sia da insegnare che da rispettare?
È fondamentale che i genitori siano coesi tra loro e mantengano la linea stabilita insieme. Inoltre dovremmo credere davvero in ciò che vogliamo trasmettere ai figli, nei nostri principi e nelle nostre azioni.
Questa premessa è fondamentale perché l’atteggiamento con cui trasmetto qualsiasi cosa ad un bambino ne influenzerà la risposta. È necessaria convinzione, coerenza e accordo tra i genitori e gli altri adulti che si prendono cura del bambino. E soprattutto… le regole valgono per tutti, anche se adulti e bambini devono rispettare norme differenti.
Le regole devono essere adeguate all’età del bambino, quindi alle sue capacità di comprensione e di attuazione. Non si può pretendere da un bambino qualcosa che non è in grado di fare. Questo genererebbe frustrazione e alimenterebbe un senso di inadeguatezza.
È anche importante stabilire regole che noi stessi saremo in grado di rispettare per dare il buon esempio. Devono servire a tutta la famiglia affinché la quotidianità sia resa più organizzata e semplice da gestire, oltre che al bambino per orientare i suoi comportamenti.
Sono necessarie, inoltre, coerenza e costanza: se stabilisco una regola devo farla valere sempre. Se, al contrario, la ribadisco ad intermittenza, nel bambino si crea confusione e l’idea che quella regola non sia importante e a volte si può non rispettare.

2. C'è un tempo per insegnare e “ribadire” le regole?
Regole e limiti devono attivarsi da subito e vanno riproposti fino a che non saranno interiorizzati dal bambino. Anche quando questo accadrà, ci saranno sempre momenti più critici o di scontro in cui sarà necessario ripetere anche regole ormai acquisite.
Fin dai primi mesi di vita iniziamo a insegnare al bambino e ad imparare da lui chi è e di cosa ha bisogno.
All’inizio, più che di regole si può parlare di ritmi e abitudini che riguardano principalmente i bisogni primari e l’accudimento. Si stabiliscono rituali per la pappa e la nanna, ma anche per il gioco, l’igiene e i momenti di vicinanza.
Poi, con il passare del tempo si introducono le regole comportamentali, compare il “no”, il “non si fa” insieme alle sgridate e ai capricci. Queste saranno dirette a modalità del bambino relative al rapporto con oggetti e alle relazioni con altri bimbi o con gli adulti.

3. Fino a che età vanno fatte rispettare le regole?
Le regole non hanno età. Le rispettiamo per tutta la vita se vogliamo far parte di una società civile!

4. Perché il bambino ascolta di più il papà e meno la mamma?
I bambini si relazionano in modo diverso a figure differenti. Imparano a conoscere mamma e papà (ma anche nonni, tate ed educatrici) per come si comportano con loro e per le richieste che gli vengono fatte. Imparano a capire che livello di tolleranza abbiamo, fin dove si possono spingere, cosa consentiamo loro di fare e cosa non è possibile con noi. Insomma, la capacità di leggere i comportamenti altrui e di adeguarvisi è innata!
Questo spiega perché sono anche diversamente reattivi alle richieste che gli poniamo, percepiscono il livello di “autorevolezza”, di convinzione, di determinazione e rispondono di conseguenza. Se una mamma, stanca e esasperata, a fine giornata dice “basta”, sarà probabilmente meno ferma e tradirà fragilità nel modo di comunicare. Se, invece, arriva il papà dal lavoro che non ha avuto ancora scambi con il bambino e quindi è con lui più tranquillo, forse il suo “basta” risulterà più deciso e meno “stanco”, quindi più efficace.

5. Come resistere alle richieste insistenti del bambino?
È necessario rimanere fermi sulla posizione iniziale. È bene prendersi un attimo per decidere che linea tenere e non rispondere a caso rendendosi poi conto di non aver dato lo stimolo adeguato. Tornare sui propri passi ci rende meno credibili agli occhi del bambino che insisterà di più convinto di poter ottenere ciò che desidera.
Dovremmo capire che tipo di richiesta viene fatta dal bambino: è un capriccio, un bisogno di conferme o di coccole, è qualcosa di importante?
Se si dice no, la reazione può essere di rabbia o disperazione. È importante rimanere vicini al bambino facendogli presente che si capisce il suo essere arrabbiato/disperato, ma che la decisione non cambierà e presto tutto sarà passato. Spesso è utile trovare distrazioni se si tratta di semplici capricci.

6. E' giusto ricattare i bambini per ottenere qualcosa da loro?
Il ricatto non è un metodo educativo corretto. Quello che si può fare è puntare sul concetto di merito: se si desidera una certa cosa (in più rispetto al solito) allora è bene dimostrare che la si merita.
Spiegare i motivi, dare l’esempio, ripetere con costanza ciò che va fatto, sono metodi ben più efficaci sul lungo periodo anche se possono sembrare più dispendiosi.

7. E' giusto cedere di fronte a una paura del bambino?
Le paure emergono spesso nei bambini e hanno sempre un senso. Un momento difficile, un evento che lo ha scosso, un malessere, nuove esperienze… È importante capirlo e dargli la giusta importanza. Ciò significa accogliere e consolare, ma rimandare al bambino che la sua paura non è realistica e non gli accadrà nulla di male. Mostrare che ne si è convinti e che gli staremo vicino aiuta il bambino a superarla con i suoi tempi.
Un esempio è la paura che ci siano mostri in camera o sotto il letto. Portarlo a dormire con mamma e papà per tranquillizzarlo significa confermare la sua paura che la cameretta non è un posto sicuro! Piuttosto andrà rassicurato, consolato e si potrà rimanere un po’ con lui per mostrare che si è tranquilli e che non c’è niente di pauroso o pericoloso.

8. Come gestire la sfida?
Arriva un momento nel percorso di crescita in cui il bambino sfida l’adulto per testarne la tenuta, per proporsi come capace di fare da sé, ma ha sempre bisogno di essere contenuto e guidato. Quando però la sfida diventa un atteggiamento persistente, forse c’è qualche problema nell’impostazione della relazione con i genitori e nelle modalità educative proposte.
Ogni caso è a sé ed è difficile dare spiegazione o strategie generali.

9. Il bambino capisce il castigo?
Naturalmente il castigo va spiegato in modo adeguato alle possibilità di comprensione del bambino. Inoltre non deve essere una pratica abusata perché dovrebbe rappresentare una soluzione estrema a una situazione poco gestibile.
Se si minaccia di dare un castigo, sarebbe bene metterlo in atto nel momento in cui il bambino continua a comportarsi in modo inadeguato. Questo ci rende credibili e coerenti agli occhi del bambino e soprattutto rende il castigo efficace.

10. E' giusto stoppare il capriccio?
Capita che i bambini abbiano bisogno di contenimento. È sempre opportuno cercare una spiegazione al capriccio, per capire se c’è qualche motivo di tensione, preoccupazione o rabbia che può giustificarlo. Se il capriccio supera i limiti abituali è bene intervenire per aiutare il bambino a recuperare una dimensione realistica di ciò che accade.
Ognuno poi deciderà se farlo contenendo fisicamente il figlio, oppure mettendolo nel “luogo del castigo”, parlandogli o sgridandolo.

11. Come comportarsi se i nonni “cospirano” contro le regole dei genitori?
Ogni adulto ha le proprie idee su come si dovrebbe educare un figlio. A volte tali idee sono in contrasto e, se non c’è rispetto per il ruolo dei genitori, accade che questi vedano le proprie regole infrante da altri adulti vicini al bambino.
Sicuramente la cosa migliore sarebbe chiarirsi con le altre persone che si occupano del proprio figlio. Purtroppo non sempre è possibile. Allora si può far presente al bimbo che in casa con mamma e papà ci sono determinate regole che valgono sempre. Se i nonni o gli zii stabiliscono altre regole, saranno valide solo con loro.
I bambini hanno una grande capacità di adattarsi alle persone con cui passano del tempo e a capire come comportarsi con loro. Insomma, mamma e papà non dovrebbero sentirsi messi in discussione dalla “disubbidienza” di nonni e altre figure e continuare secondo la linea educativa scelta.

sabato 4 aprile 2009

BIBLIOTERAPIA



"Biblioterapia: lettura come benessere"... sono felice di presentare questo testo di recente edizione che contiene anche contributi scritti da me. Propone un percorso semplice e vario che rappresenta una riflessione sulla lettura e le sue molteplici potenzialità. Di seguito riporto la quarta di copertina. Buona lettura!


“L’invito che rivolgiamo ad ogni lettore è di accostarsi alle pagine che seguono come all’ingresso di un laboratorio nel quale sperimentare, mescolando ingredienti, suggerimenti, riflessioni che possano contribuire ad alimentare la ricerca.”

Questo libro è molto più che un invito alla lettura. Si ripropone di offrire uno spaccato della complessità dei processi psicologici coinvolti nella lettura. Per alcuni leggere è fonte di grande ricchezza, per altri una perdita inutile di tempo. Ma leggere è soprattutto pensare, è collegare idee con immagini, emozioni, sensazioni, parole... ed è compiere un percorso interiore.

Mentre leggiamo un buon romanzo, inaftti, generiamo invariabilmente un’identificazione con un personaggio della storia. Quella identificazione fa sommare la mia storia alla sua, le sue emozioni alle mie, in un turbine emotivo nel quale il lettore è parte attiva.

Il termine “biblioterapia”, coniato da pochi anni, viene sempre più usato con vari significati. Tra i tanti indica l’utilizzo della lettura come strumento di crescita personale, o anche l'utilizzo di libri durante una terapia come strumento terapeutico. Le pagine di questo libro accompagnano e introducono il lettore in un percorso in cui si sciolgono i significati della biblioterapia nella sua accezione psicologica, psicoanalitica e formativa, con particolare riferimento all'autobiografia.

Proprio come avveniva per il teatro greco, anche oggi con il romanzo, il teatro e il cinema ci serviamo delle storie degli altri per ritrovare il bandolo della nostra, per riprenderne il senso, per riconoscere le emozioni, per seguire il filo delle relazioni.

Ecco allora l’obiettivo inconsueto e originale, inedito e stimolante di queste pagine: dimostrare che è possibile anche attraverso la lettura di un libro trovare e costruire il proprio equilibro.

martedì 31 marzo 2009

I RISVOLTI PSICOLOGICI DELLA MALATTIA: percorsi di gruppo

La riflessione sull'impatto che la malattia ha sull'identità della persona e su tutti coloro che le stanno accanto, ha portato alla proposta di un percorso di gruppo. Di seguito espongo le motivazioni che rendono un approccio gruppale utile all'elaborazione dell'evento malattia nella vita di una persona e della sua famiglia. Condivisione ed elaborazione sono le più importanti.

L'esperienza di malattia segna la persona in modo indelebile. Tanto più se si tratta di una patologia congenita con cui si deve convivere per sempre. Questa si inserisce nella quotidianità di chi ne è portatore con i suoi segnali più o meno evidenti, ma non solo. Anche l'identità della persona dovrà fare spazio a questo aspetto e integrarlo.
Tali processi sono lenti e faticosi, e di solito subentrano solo dopo che si è fatto i conti con l'aspetto organico. In realtà è bene tenerli nella giusta considerazione da subito cercando strumenti idonei e appoggio. È importante, infatti, avere una buona capacità di riflessione su di sé e spazi di pensiero, avere accanto persone con cui ci si può esprimere liberamente e che possano dare il giusto supporto.
Per questi motivi anche chi è vicino ad una persona con problemi di salute, vive in prima linea le vicende connesse alla malattia. A seconda del ruolo che si ricopre, le esperienze saranno differenti.
Un genitore ha il compito di provvedere al benessere del figlio che, in questi casi, significa anche fare scelte terapeutiche consapevoli e aiutarlo a crescere in armonia con ogni aspetto di sé (malattia compresa).
Tra partner il rischio è di sbilanciare eccessivamente il rapporto e rovinare la complicità e il sostegno reciproco che sono le basi fondanti la coppia. Allora è importante dare il giusto supporto a chi sta male senza che la relazione si identifichi solamente con un rapporto di cura a senso unico.
Se aggiungiamo al quadro anche la rarità della patologia, appare evidente come il senso di solitudine nel proprio percorso diventi una costante. La condivisione è l'unica medicina efficace. A patto che sia una condivisione costruttiva e non si fermi solo al confronto di sintomi e rimedi. Questo, infatti è un primo livello di supporto reciproco: scoprire che anche altri provano le stesse cose, che ci sono varie strategie e soluzioni, che esistono casi con esiti sia positivi che negativi, e tanti altri vantaggi innegabili.
Accanto a questo, però, c'è altro. C'è la possibilità di condividere un percorso in cui insieme si affronta l'aspetto più profondo della patologia o dell'assistenza ad una persona malata. È un percorso che permette di esprimere liberamente le sensazioni legate alla propria condizione, di capire le reazioni emotive e imparare a gestirle in modo più efficace; che mette in discussione le modalità con cui si affrontano i problemi a favore di soluzioni migliori per se stessi e per chi sta accanto.
Questo è il percorso psicologico di gruppo. Uno spazio sicuro dove si è condotti per mano da una "guida" insieme ad altri compagni di viaggio verso l'esplorazione e la ricerca di maggiore equilibrio e serenità.
I gruppi che intendo attivare hanno la durata di 10 incontri a cadenza settimanale da un'ora e mezza e sono composti da un massimo di 10 persone che si impegnano a seguire l'intero percorso.
Sono suddivisi in gruppi per pazienti e gruppi per parenti (se sarà possibile ne attiverò uno per i genitori e uno per i parenti - coniuge, fratelli o figli).
Ogni partecipante è libero di dare il contributo che sente al lavoro del gruppo, parlando della propria esperienza, ascoltando, commentando le vicende degli altri, esprimendo opinioni. Ma è necessario lasciare gli aspetti medici fuori dalla porta per concentrarsi sul mondo interno di ognuno.

Per informazioni potete mandarmi un messaggio o telefonarmi ai recapiti indicati nel sito.

domenica 29 marzo 2009

News

Di seguito presento in breve una serie di iniziative che potranno essere approfondite aprendo il link segnalato al termine di ciascuna news.
Si tratta di iniziative, corsi, convegni, eventi di varia natura e di sicuro interesse per chi è sensibile e attento alle tematiche relative al benessere dell'individuo e della famiglia.
Buona lettura...

LA REGOLA: STRUTTURA PORTANTE DI UNA CRESCITA SANA
Le regole fanno parte della nostra vita quotidiana. Senza rendercene conto rispettiamo regole in ogni ambito, dalla vita sociale a quella affettiva, quando guidiamo o semplicemente cuciniamo.
E anche i bambini, nel loro piccolo, vanno aiutati a conoscerle, capirle e rispettarle. La strutturazione della giornata, i divieti o i castighi relativi a certi comportamenti aiutano i piccoli a capire quali sono i propri limiti e a crescere più sicuri.
Il genitore che riesce a trasmettere la regola fin dai primi mesi di vita, avrà meno difficoltà a farsi rispettare e ascoltare dal figlio in seguito. Questo consente una migliore gestione della quotidianità, senza troppi conflitti e quindi un’atmosfera più distesa in famiglia.
Sembra paradossale, ma grazie alle regole si è più liberi di vivere in armonia il rapporto con i figli.
Ma quali regole? Come e quando farle rispettare?
Ecco le domande poste dai genitori di bimbi del nido, intervenuti ad una serata a tema. Articolo


MIP – Maggio di Informazione Psicologica
Sono molti gli psicologi che prendono parte a questa iniziativa divulgativa. Sono previsti eventi aperti al pubblico e consultazioni gratuite che mirano a dare una corretta informazione sugli approcci psicologici e psicoterapeutici. Maggiori informazioni si possono leggere sul sito ufficiale del MIP


CONSENSUS CONFERENCE sulla Malformazione di Chiari, 7-9 maggio, Museo della Scienza e della Tecnologia.
Per avere maggiori informazioni è possibile consultare il programma sul sito www.brainonlus.it


I risvolti psicologici della malattia: percorso di gruppo con la dott.ssa Di Carlo

domenica 15 marzo 2009

Bambini in ospedale

L'esperienza di esami, cure o interventi chirurgici in ospedale può essere molto intensa e significativa per un bambino. Per questo motivo è importante che sia accompagnato in questa avventura nel miglior modo possibile dai suoi genitori, o da chi si prende cura di lui. Naturalmente anche i familiari vanno guidati e sostenuti perchè vivono insieme al piccolo momenti difficili da gestire, sia a livello emotivo che pratico.

Si può trovare qualche suggerimento e riflessione su questo tema in un articolo pubblicato sul sito di un'associazione con la quale collaboro. E' una mia traduzione/riadattamento che può rappresentare un piccolo manuale per chi si avvicina all'esperienza dell'ospedale.

I bisogni dei bambini e delle loro famiglie