sabato 14 gennaio 2012

Letture: due testi su patologia e creatività

"Il respiro breve" e "Il lato oscuro dei chiari" sono due libri di recente edizione a cui ho partecipato con un contributo. Sono testi diversi tra loro ma con un punto in comune estremamente interessante. Trattano entrambi di una patologia e di come poter convivere con essa. I capitoli che ho proposto riguardano l'utilizzo della narrazione e della scrittura come fattore espressivo e terapeutico al tempo stesso, come si può leggere in alcuni stralci estratti qui di seguito. "Quando si parla di malattia si tende a concentrarsi su questa fino a restringere il campo visivo all’interno dei confini della patologia organica... Se il focus è la malattia con i sintomi, le cure e i disagi che può provocare, intorno troviamo una serie di anelli concentrici popolati da altri personaggi e situazioni. Nel momento in cui viene data importanza anche ad essi, si può iniziare a costruire la trama della propria esistenza “post-malattia”. In teoria dopo una diagnosi si rimane ciò che si è sempre stati, solo con un’etichetta in più a definirci. In pratica non è così... Raccontare e raccontarsi aiuta a rimettere a posto gli eventi e le sensazioni, a dare loro un senso, a capirli e a capire come poter andare avanti. Questo potere magico è proprio della narrazione, si può scrivere o parlare con qualcuno scegliendo la modalità migliore per sé: un libro, un diario, una persona cara, un terapeuta. (da "Il lato oscuro dei chiari", AAVV, ed. Azimut, Roma 2009
) "Un aiuto potrebbe venire dalla creatività: se il corpo è prigioniero, la mente può volare libera. Si può trovare il modo di “svuotare il vaso” quando arriva ad essere colmo... In altre parole, può essere d’aiuto dare sfogo agli aspetti emozionali connessi alla situazione di stress che si vive per fare in modo che la tolleranza alle restrizioni imposte sia maggiore. Il processo di scrittura, mediante il quale organizziamo i pensieri e accediamo alle nostre emozioni profonde, ci porta a rielaborare alcuni nostri vissuti. Un po’ come accade nella psicoterapia. Spesso cerchiamo di ignorare sentimenti spiacevoli o ci limitiamo a viverli in modo passivo. Trovandoci a dover scrivere di traumi ed esperienze stressanti siamo “obbligati” a stare a contatto con essi e a rielaborarli. Si innesca un circolo virtuoso in cui il sentirsi meglio in generale alimenta un atteggiamento positivo. Più leggera è la mente, più lieve sarà il respiro. (da "Il respiro breve – verso una medicina clinica e psicosomatica dell’asma". A cura di B. Rossi, MC edizioni 2010.)