Il benessere della famiglia passa attraverso la cura dei singoli membri e delle relazioni. Un team di psicologi tratterà le fasi di cambiamento principali e le tematiche più attuali per le famiglie di oggi.
Lo studio di viale Jenner 15 a Milano aderisce al MIP-Maggio di informazione psicologica e sarà aperto per un pomeriggio di seminari dedicati a comprendere cosa accade nei momenti cruciali di crescita e cambiamento all'interno di un nucleo famigliare e del singolo.
Psicologi psicoterapeuti con differenti specializzazioni si alterneranno nel dialogare con i partecipanti secondo la seguente programmazione.
Dalle 15,00 alle 16,30 spazio all'infanzia: affrontare la scuola, l'importanza delle regole, gioco e apprendimento, i disagi possibili e come riconoscerli.
Dalle 16,30 alle 18,00 adolescenza in primo piano: cambiamento fisico e psicologico, rapporto con i pari e social network, gestione delle regole, dipendenza e indipendenza.
Dalle 18,00 alle 19,30 il mondo adulto: la cura di sé e dell'altro, ansia e stress, la realizzazione personale, isolamento emotivo e solitudine.
Per ogni tematica seguirà il dibattito con il pubblico, importante momento di confronto e scambio.
E' possibile partecipare ad uno o più seminari con prenotazione al numero 3400906811, tramite email a info@simonadicarlo.net oppure dal sito degli eventi MIP
domenica 13 maggio 2012
Seminario: Il benessere della famiglia.
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martedì 1 maggio 2012
RICONOSCERE E CURARE IL DISAGIO PSICOLOGICO: ansia, stress, attacchi di panico, depressione.
L'incontro è inserito nelle iniziative del MIP - Maggio di Informazione Psicologica .
E' realizzato in collaborazione con psicologo e medico di base, per conoscere meglio e affrontare efficacemente il disagio psicologico.
Molto spesso è il corpo a esprimere per primo un malessere. Motivo per cui ci si rivolge al medico in cerca di una cura. Se però il malessere è più profondo, la cura deve prendere in considerazione anche emozioni, relazioni, pensieri.
Verranno presentate le patologie più diffuse spiegandone sintomi, vissuti e possibilità di trattamento.
Si cercherà inoltre di chiarire il ruolo specifico delle varie figure specialistiche a cui potersi rivolgere: medico di base, psicologo psicoterapeuta, psichiatra.
Si potrà comprendere come tutti attraversano momenti critici della vita da cui a volte si fa fatica ad uscire da soli.
Ognuno ha diritto di vivere in modo sereno ed equilibrato la propria quotidianità, per questo è importante riconoscere le fonti di disagio e occuparsene in modo efficace.
Evento condotto da
Dott.sse: Simona Di Carlo e Angela Grande
Dalle 20,00 alle 21,00
Piazza della Pace 11 (presso ambulatori medici)
n°20 posti (Prenotazione obbligatoria).
Tel. 340 0906811
e-mail:info@simonadicarlo.net
E' realizzato in collaborazione con psicologo e medico di base, per conoscere meglio e affrontare efficacemente il disagio psicologico.
Molto spesso è il corpo a esprimere per primo un malessere. Motivo per cui ci si rivolge al medico in cerca di una cura. Se però il malessere è più profondo, la cura deve prendere in considerazione anche emozioni, relazioni, pensieri.
Verranno presentate le patologie più diffuse spiegandone sintomi, vissuti e possibilità di trattamento.
Si cercherà inoltre di chiarire il ruolo specifico delle varie figure specialistiche a cui potersi rivolgere: medico di base, psicologo psicoterapeuta, psichiatra.
Si potrà comprendere come tutti attraversano momenti critici della vita da cui a volte si fa fatica ad uscire da soli.
Ognuno ha diritto di vivere in modo sereno ed equilibrato la propria quotidianità, per questo è importante riconoscere le fonti di disagio e occuparsene in modo efficace.
Evento condotto da
Dott.sse: Simona Di Carlo e Angela Grande
Dalle 20,00 alle 21,00
Piazza della Pace 11 (presso ambulatori medici)
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giovedì 22 marzo 2012
Violenza sulle donne. I serial killer dell'anima.
Nei primi tre mesi del 2012 sono state uccise 37 donne. La maggior parte dei crimini di questo genere è ad opera di uomini che le vittime conoscevano.
Una donna su tre, in Lombardia, subisce violenze domestiche e solo il 6% di queste vengono denunciate.
Sono dati shockanti che portano l’attenzione su un problema sommerso che si cerca di fare emergere per poterlo arginare: la violenza di genere.
La violenza estrema non scatta improvvisamente come furia cieca ma inizia da piccoli segnali: trascuratezze, mancanze di rispetto, offese, per poi trasformarsi in atti a volte fatali.
Esiste un mondo nascosto di violenze che passano inosservate ma che sono quotidiane. Si esprimono a livello psicologico ancor prima che fisico. Spesso non ci si rende conto che si tratta di violazioni della nostra persona e le si accettano come parte delle dinamiche relazionali, le si liquidano con un “è fatto così” che giustifica comportamenti non corretti e protegge un rapporto che si ritiene importante.
Il risultato è che la propria dignità non viene difesa e nemmeno il proprio valore perché la persona stessa sente di non averne uno.
È proprio nell’insicurezza che trova spazio la violenza, perché sentendosi poco certi del proprio valore si ha la tendenza ad attribuirne troppo all’altro. L’eccessiva fiducia e affidamento non consente di avere un atteggiamento critico nella relazione e dà spazio all’usurpazione. Si concede, quindi, troppo potere su si sé ad un partner che non lo usa per rinforzare il rapporto, ma ne abusa a discapito dell’altro, rubandogli sempre più spazio. Persone con queste caratteristiche non hanno limiti nel raggiungere l’affermazione di sé.
Non è così raro arrivare a limitare la libertà di qualcuno in nome dell’amore. In realtà questo sentimento invaso dalle dinamiche descritte si trasforma in ossessione, schiacciando, rendendo la vita impossibile al partner, arrivando a perseguitarlo con le ben note modalità che rientrano nella definizione di stalking.
Bisogna rendersi conto che porre dei limiti chiari nelle relazioni è fondamentale e solo noi stessi lo possiamo fare. Infatti ognuno sa, per come è fatto, dove la persona amata deve fermarsi per non rendere la relazione spiacevole, invadente o soffocante.
Proteggere se stessi, prendersi cura del proprio benessere, è il primo passo per non permettere a un altro di privarcene, anche se a noi sembra agire per il nostro bene.
Per questo motivo “conoscere il nemico” può aiutare ad evitarlo.
È quello che cerca di trasmettere la criminologa Cinzia Mammoliti nel suo testo “I serial killer dell’anima”. Si potrebbe definire come un manuale che fornisce strumenti per sfuggire alla manipolazione relazionale spesso inconsapevole, ma che finisce per annientare l’altro nella relazione.
Chi subisce, ma anche chi abusa, è prevalentemente mosso dalla paura: paura del rifiuto, di non essere amati, del giudizio, dell’abbandono. Questa deve essere capita e superata per non rimanere incastrati e non sentirsi senza speranze, o alternative, quando ci si trova coinvolti in rapporti affettivi dannosi.
L’autrice descrive con toni molto forti meccanismi quali manipolazione, vampirismo energetico, narcisismo patologico. Fornisce i tratti principali e le modalità comunicative tipiche legate a questi meccanismi perché sia possibile riconoscerli e allontanarsene il più in fretta possibile.
Non tralascia di delineare anche il profilo della vittima che cade in una spirale da cui fatica a uscire. L’impotenza è data da dinamiche subdole e immobilizzanti proprie delle “relazioni perverse”.
È un testo estremo in alcune sue parti, ma interessante a vari livelli anche per chi non è coinvolto in situazioni gravi. Ci invita a riflettere su come siamo tutti potenzialmente soggetti a subire nei rapporti umani. Questo avviene qualora permettiamo all’altro di invadere i nostri spazi e mortificare la nostra personalità anche nelle piccole cose.
Ignorare un bisogno o una richiesta, porsi con prepotenza e prevaricazione può spiazzare l’altro che inizia un circolo vizioso di non-reazione di fronte ad atteggiamenti che sente come spiacevoli. È breve il passaggio all’accettazione di tali dinamiche e all’acquisizione del ruolo di vittima perché sopraggiunge l’abitudine e un equilibrio insano.
Solo la cultura del rispetto può spezzare tali spirali di violenza e per questo va perseguita e pretesa in ogni settore della propria vita. Soprattutto deve essere insegnata ai bambini, in primo luogo mettendola in pratica nella relazione con loro.
Rispetto per se stessi, rispetto per l’altro.
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sabato 14 gennaio 2012
Letture: due testi su patologia e creatività
"Il respiro breve" e "Il lato oscuro dei chiari" sono due libri di recente edizione a cui ho partecipato con un contributo. Sono testi diversi tra loro ma con un punto in comune estremamente interessante. Trattano entrambi di una patologia e di come poter convivere con essa.
I capitoli che ho proposto riguardano l'utilizzo della narrazione e della scrittura come fattore espressivo e terapeutico al tempo stesso, come si può leggere in alcuni stralci estratti qui di seguito.
"Quando si parla di malattia si tende a concentrarsi su questa fino a restringere il campo visivo all’interno dei confini della patologia organica... Se il focus è la malattia con i sintomi, le cure e i disagi che può provocare, intorno troviamo una serie di anelli concentrici popolati da altri personaggi e situazioni. Nel momento in cui viene data importanza anche ad essi, si può iniziare a costruire la trama della propria esistenza “post-malattia”.
In teoria dopo una diagnosi si rimane ciò che si è sempre stati, solo con un’etichetta in più a definirci. In pratica non è così...
Raccontare e raccontarsi aiuta a rimettere a posto gli eventi e le sensazioni, a dare loro un senso, a capirli e a capire come poter andare avanti. Questo potere magico è proprio della narrazione, si può scrivere o parlare con qualcuno scegliendo la modalità migliore per sé: un libro, un diario, una persona cara, un terapeuta. (da "Il lato oscuro dei chiari", AAVV, ed. Azimut, Roma 2009
)
"Un aiuto potrebbe venire dalla creatività: se il corpo è prigioniero, la mente può volare libera. Si può trovare il modo di “svuotare il vaso” quando arriva ad essere colmo...
In altre parole, può essere d’aiuto dare sfogo agli aspetti emozionali connessi alla situazione di stress che si vive per fare in modo che la tolleranza alle restrizioni imposte sia maggiore.
Il processo di scrittura, mediante il quale organizziamo i pensieri e accediamo alle nostre emozioni profonde, ci porta a rielaborare alcuni nostri vissuti. Un po’ come accade nella psicoterapia.
Spesso cerchiamo di ignorare sentimenti spiacevoli o ci limitiamo a viverli in modo passivo. Trovandoci a dover scrivere di traumi ed esperienze stressanti siamo “obbligati” a stare a contatto con essi e a rielaborarli.
Si innesca un circolo virtuoso in cui il sentirsi meglio in generale alimenta un atteggiamento positivo. Più leggera è la mente, più lieve sarà il respiro. (da "Il respiro breve – verso una medicina clinica e psicosomatica dell’asma". A cura di B. Rossi, MC edizioni 2010.)
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