martedì 14 aprile 2009
LE REGOLE: LE DOMANDE DEI GENITORI
Il materiale emerso è stato ricco e stimolante, per questo motivo propongo di seguito alcune delle domande poste in quell'occasione con le relative risposte.
1. Come proporre le regole e farle rispettare?
È importante che i comportamenti rivolti al proprio figlio e l’educazione che si vuole dare, siano basati su un pensiero. Riflettere, capire, interrogarsi portano ad una visione più chiara e coerente di ciò che vorremmo trasmettere al nostro bambino e di come farlo.
Anche per le regole, quindi, è opportuno pensare a quale sia il rapporto che noi genitori abbiamo con queste. Riteniamo che le regole siano importanti o siamo i primi a trasgredire quando è possibile? Pensiamo davvero che le regole aiutino il bambino a crescere o le riteniamo una scocciatura sia da insegnare che da rispettare?
È fondamentale che i genitori siano coesi tra loro e mantengano la linea stabilita insieme. Inoltre dovremmo credere davvero in ciò che vogliamo trasmettere ai figli, nei nostri principi e nelle nostre azioni.
Questa premessa è fondamentale perché l’atteggiamento con cui trasmetto qualsiasi cosa ad un bambino ne influenzerà la risposta. È necessaria convinzione, coerenza e accordo tra i genitori e gli altri adulti che si prendono cura del bambino. E soprattutto… le regole valgono per tutti, anche se adulti e bambini devono rispettare norme differenti.
Le regole devono essere adeguate all’età del bambino, quindi alle sue capacità di comprensione e di attuazione. Non si può pretendere da un bambino qualcosa che non è in grado di fare. Questo genererebbe frustrazione e alimenterebbe un senso di inadeguatezza.
È anche importante stabilire regole che noi stessi saremo in grado di rispettare per dare il buon esempio. Devono servire a tutta la famiglia affinché la quotidianità sia resa più organizzata e semplice da gestire, oltre che al bambino per orientare i suoi comportamenti.
Sono necessarie, inoltre, coerenza e costanza: se stabilisco una regola devo farla valere sempre. Se, al contrario, la ribadisco ad intermittenza, nel bambino si crea confusione e l’idea che quella regola non sia importante e a volte si può non rispettare.
2. C'è un tempo per insegnare e “ribadire” le regole?
Regole e limiti devono attivarsi da subito e vanno riproposti fino a che non saranno interiorizzati dal bambino. Anche quando questo accadrà, ci saranno sempre momenti più critici o di scontro in cui sarà necessario ripetere anche regole ormai acquisite.
Fin dai primi mesi di vita iniziamo a insegnare al bambino e ad imparare da lui chi è e di cosa ha bisogno.
All’inizio, più che di regole si può parlare di ritmi e abitudini che riguardano principalmente i bisogni primari e l’accudimento. Si stabiliscono rituali per la pappa e la nanna, ma anche per il gioco, l’igiene e i momenti di vicinanza.
Poi, con il passare del tempo si introducono le regole comportamentali, compare il “no”, il “non si fa” insieme alle sgridate e ai capricci. Queste saranno dirette a modalità del bambino relative al rapporto con oggetti e alle relazioni con altri bimbi o con gli adulti.
3. Fino a che età vanno fatte rispettare le regole?
Le regole non hanno età. Le rispettiamo per tutta la vita se vogliamo far parte di una società civile!
4. Perché il bambino ascolta di più il papà e meno la mamma?
I bambini si relazionano in modo diverso a figure differenti. Imparano a conoscere mamma e papà (ma anche nonni, tate ed educatrici) per come si comportano con loro e per le richieste che gli vengono fatte. Imparano a capire che livello di tolleranza abbiamo, fin dove si possono spingere, cosa consentiamo loro di fare e cosa non è possibile con noi. Insomma, la capacità di leggere i comportamenti altrui e di adeguarvisi è innata!
Questo spiega perché sono anche diversamente reattivi alle richieste che gli poniamo, percepiscono il livello di “autorevolezza”, di convinzione, di determinazione e rispondono di conseguenza. Se una mamma, stanca e esasperata, a fine giornata dice “basta”, sarà probabilmente meno ferma e tradirà fragilità nel modo di comunicare. Se, invece, arriva il papà dal lavoro che non ha avuto ancora scambi con il bambino e quindi è con lui più tranquillo, forse il suo “basta” risulterà più deciso e meno “stanco”, quindi più efficace.
5. Come resistere alle richieste insistenti del bambino?
È necessario rimanere fermi sulla posizione iniziale. È bene prendersi un attimo per decidere che linea tenere e non rispondere a caso rendendosi poi conto di non aver dato lo stimolo adeguato. Tornare sui propri passi ci rende meno credibili agli occhi del bambino che insisterà di più convinto di poter ottenere ciò che desidera.
Dovremmo capire che tipo di richiesta viene fatta dal bambino: è un capriccio, un bisogno di conferme o di coccole, è qualcosa di importante?
Se si dice no, la reazione può essere di rabbia o disperazione. È importante rimanere vicini al bambino facendogli presente che si capisce il suo essere arrabbiato/disperato, ma che la decisione non cambierà e presto tutto sarà passato. Spesso è utile trovare distrazioni se si tratta di semplici capricci.
6. E' giusto ricattare i bambini per ottenere qualcosa da loro?
Il ricatto non è un metodo educativo corretto. Quello che si può fare è puntare sul concetto di merito: se si desidera una certa cosa (in più rispetto al solito) allora è bene dimostrare che la si merita.
Spiegare i motivi, dare l’esempio, ripetere con costanza ciò che va fatto, sono metodi ben più efficaci sul lungo periodo anche se possono sembrare più dispendiosi.
7. E' giusto cedere di fronte a una paura del bambino?
Le paure emergono spesso nei bambini e hanno sempre un senso. Un momento difficile, un evento che lo ha scosso, un malessere, nuove esperienze… È importante capirlo e dargli la giusta importanza. Ciò significa accogliere e consolare, ma rimandare al bambino che la sua paura non è realistica e non gli accadrà nulla di male. Mostrare che ne si è convinti e che gli staremo vicino aiuta il bambino a superarla con i suoi tempi.
Un esempio è la paura che ci siano mostri in camera o sotto il letto. Portarlo a dormire con mamma e papà per tranquillizzarlo significa confermare la sua paura che la cameretta non è un posto sicuro! Piuttosto andrà rassicurato, consolato e si potrà rimanere un po’ con lui per mostrare che si è tranquilli e che non c’è niente di pauroso o pericoloso.
8. Come gestire la sfida?
Arriva un momento nel percorso di crescita in cui il bambino sfida l’adulto per testarne la tenuta, per proporsi come capace di fare da sé, ma ha sempre bisogno di essere contenuto e guidato. Quando però la sfida diventa un atteggiamento persistente, forse c’è qualche problema nell’impostazione della relazione con i genitori e nelle modalità educative proposte.
Ogni caso è a sé ed è difficile dare spiegazione o strategie generali.
9. Il bambino capisce il castigo?
Naturalmente il castigo va spiegato in modo adeguato alle possibilità di comprensione del bambino. Inoltre non deve essere una pratica abusata perché dovrebbe rappresentare una soluzione estrema a una situazione poco gestibile.
Se si minaccia di dare un castigo, sarebbe bene metterlo in atto nel momento in cui il bambino continua a comportarsi in modo inadeguato. Questo ci rende credibili e coerenti agli occhi del bambino e soprattutto rende il castigo efficace.
10. E' giusto stoppare il capriccio?
Capita che i bambini abbiano bisogno di contenimento. È sempre opportuno cercare una spiegazione al capriccio, per capire se c’è qualche motivo di tensione, preoccupazione o rabbia che può giustificarlo. Se il capriccio supera i limiti abituali è bene intervenire per aiutare il bambino a recuperare una dimensione realistica di ciò che accade.
Ognuno poi deciderà se farlo contenendo fisicamente il figlio, oppure mettendolo nel “luogo del castigo”, parlandogli o sgridandolo.
11. Come comportarsi se i nonni “cospirano” contro le regole dei genitori?
Ogni adulto ha le proprie idee su come si dovrebbe educare un figlio. A volte tali idee sono in contrasto e, se non c’è rispetto per il ruolo dei genitori, accade che questi vedano le proprie regole infrante da altri adulti vicini al bambino.
Sicuramente la cosa migliore sarebbe chiarirsi con le altre persone che si occupano del proprio figlio. Purtroppo non sempre è possibile. Allora si può far presente al bimbo che in casa con mamma e papà ci sono determinate regole che valgono sempre. Se i nonni o gli zii stabiliscono altre regole, saranno valide solo con loro.
I bambini hanno una grande capacità di adattarsi alle persone con cui passano del tempo e a capire come comportarsi con loro. Insomma, mamma e papà non dovrebbero sentirsi messi in discussione dalla “disubbidienza” di nonni e altre figure e continuare secondo la linea educativa scelta.
sabato 4 aprile 2009
BIBLIOTERAPIA

"Biblioterapia: lettura come benessere"... sono felice di presentare questo testo di recente edizione che contiene anche contributi scritti da me. Propone un percorso semplice e vario che rappresenta una riflessione sulla lettura e le sue molteplici potenzialità. Di seguito riporto la quarta di copertina. Buona lettura!
“L’invito che rivolgiamo ad ogni lettore è di accostarsi alle pagine che seguono come all’ingresso di un laboratorio nel quale sperimentare, mescolando ingredienti, suggerimenti, riflessioni che possano contribuire ad alimentare la ricerca.”
Questo libro è molto più che un invito alla lettura. Si ripropone di offrire uno spaccato della complessità dei processi psicologici coinvolti nella lettura. Per alcuni leggere è fonte di grande ricchezza, per altri una perdita inutile di tempo. Ma leggere è soprattutto pensare, è collegare idee con immagini, emozioni, sensazioni, parole... ed è compiere un percorso interiore.
Mentre leggiamo un buon romanzo, inaftti, generiamo invariabilmente un’identificazione con un personaggio della storia. Quella identificazione fa sommare la mia storia alla sua, le sue emozioni alle mie, in un turbine emotivo nel quale il lettore è parte attiva.
Il termine “biblioterapia”, coniato da pochi anni, viene sempre più usato con vari significati. Tra i tanti indica l’utilizzo della lettura come strumento di crescita personale, o anche l'utilizzo di libri durante una terapia come strumento terapeutico. Le pagine di questo libro accompagnano e introducono il lettore in un percorso in cui si sciolgono i significati della biblioterapia nella sua accezione psicologica, psicoanalitica e formativa, con particolare riferimento all'autobiografia.
Proprio come avveniva per il teatro greco, anche oggi con il romanzo, il teatro e il cinema ci serviamo delle storie degli altri per ritrovare il bandolo della nostra, per riprenderne il senso, per riconoscere le emozioni, per seguire il filo delle relazioni.