giovedì 22 marzo 2012
Violenza sulle donne. I serial killer dell'anima.
Nei primi tre mesi del 2012 sono state uccise 37 donne. La maggior parte dei crimini di questo genere è ad opera di uomini che le vittime conoscevano.
Una donna su tre, in Lombardia, subisce violenze domestiche e solo il 6% di queste vengono denunciate.
Sono dati shockanti che portano l’attenzione su un problema sommerso che si cerca di fare emergere per poterlo arginare: la violenza di genere.
La violenza estrema non scatta improvvisamente come furia cieca ma inizia da piccoli segnali: trascuratezze, mancanze di rispetto, offese, per poi trasformarsi in atti a volte fatali.
Esiste un mondo nascosto di violenze che passano inosservate ma che sono quotidiane. Si esprimono a livello psicologico ancor prima che fisico. Spesso non ci si rende conto che si tratta di violazioni della nostra persona e le si accettano come parte delle dinamiche relazionali, le si liquidano con un “è fatto così” che giustifica comportamenti non corretti e protegge un rapporto che si ritiene importante.
Il risultato è che la propria dignità non viene difesa e nemmeno il proprio valore perché la persona stessa sente di non averne uno.
È proprio nell’insicurezza che trova spazio la violenza, perché sentendosi poco certi del proprio valore si ha la tendenza ad attribuirne troppo all’altro. L’eccessiva fiducia e affidamento non consente di avere un atteggiamento critico nella relazione e dà spazio all’usurpazione. Si concede, quindi, troppo potere su si sé ad un partner che non lo usa per rinforzare il rapporto, ma ne abusa a discapito dell’altro, rubandogli sempre più spazio. Persone con queste caratteristiche non hanno limiti nel raggiungere l’affermazione di sé.
Non è così raro arrivare a limitare la libertà di qualcuno in nome dell’amore. In realtà questo sentimento invaso dalle dinamiche descritte si trasforma in ossessione, schiacciando, rendendo la vita impossibile al partner, arrivando a perseguitarlo con le ben note modalità che rientrano nella definizione di stalking.
Bisogna rendersi conto che porre dei limiti chiari nelle relazioni è fondamentale e solo noi stessi lo possiamo fare. Infatti ognuno sa, per come è fatto, dove la persona amata deve fermarsi per non rendere la relazione spiacevole, invadente o soffocante.
Proteggere se stessi, prendersi cura del proprio benessere, è il primo passo per non permettere a un altro di privarcene, anche se a noi sembra agire per il nostro bene.
Per questo motivo “conoscere il nemico” può aiutare ad evitarlo.
È quello che cerca di trasmettere la criminologa Cinzia Mammoliti nel suo testo “I serial killer dell’anima”. Si potrebbe definire come un manuale che fornisce strumenti per sfuggire alla manipolazione relazionale spesso inconsapevole, ma che finisce per annientare l’altro nella relazione.
Chi subisce, ma anche chi abusa, è prevalentemente mosso dalla paura: paura del rifiuto, di non essere amati, del giudizio, dell’abbandono. Questa deve essere capita e superata per non rimanere incastrati e non sentirsi senza speranze, o alternative, quando ci si trova coinvolti in rapporti affettivi dannosi.
L’autrice descrive con toni molto forti meccanismi quali manipolazione, vampirismo energetico, narcisismo patologico. Fornisce i tratti principali e le modalità comunicative tipiche legate a questi meccanismi perché sia possibile riconoscerli e allontanarsene il più in fretta possibile.
Non tralascia di delineare anche il profilo della vittima che cade in una spirale da cui fatica a uscire. L’impotenza è data da dinamiche subdole e immobilizzanti proprie delle “relazioni perverse”.
È un testo estremo in alcune sue parti, ma interessante a vari livelli anche per chi non è coinvolto in situazioni gravi. Ci invita a riflettere su come siamo tutti potenzialmente soggetti a subire nei rapporti umani. Questo avviene qualora permettiamo all’altro di invadere i nostri spazi e mortificare la nostra personalità anche nelle piccole cose.
Ignorare un bisogno o una richiesta, porsi con prepotenza e prevaricazione può spiazzare l’altro che inizia un circolo vizioso di non-reazione di fronte ad atteggiamenti che sente come spiacevoli. È breve il passaggio all’accettazione di tali dinamiche e all’acquisizione del ruolo di vittima perché sopraggiunge l’abitudine e un equilibrio insano.
Solo la cultura del rispetto può spezzare tali spirali di violenza e per questo va perseguita e pretesa in ogni settore della propria vita. Soprattutto deve essere insegnata ai bambini, in primo luogo mettendola in pratica nella relazione con loro.
Rispetto per se stessi, rispetto per l’altro.
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